
Puoi raccontarmi il tuo ruolo, le tue mansioni e le tue responsabilità all’interno dello Studio Girardo?
La mia passione è fare il commercialista, è una tradizione di famiglia: fin da ragazzino mio padre mi parlava dei clienti, dello Studio. Mi occupo di supportare il cliente nella gestione fiscale, di studiare e approfondire la normativa per trovare la soluzione migliore nel ginepraio delle norme italiane: 1085 pagine di istruzioni, in America sono 4-5 pagine. In quelle 1085 pagine ci sono oltre 520 agevolazioni. Bisogna conoscerle e saperle adattare alle esigenze del cliente, alla singola realtà delle piccole medie imprese.
Mi piace stare a contatto con i clienti. Mi alzo sempre con piacere per fare il mio lavoro, che è quello di aiutare gli imprenditori nella sfida quotidiana alla burocrazia italiana, nel rispetto delle regole. Il mio ruolo è anche gestire lo Studio e rapportarmi con mia sorella, che segue lo Studio di Cuneo, e con mio padre che è del 42 ma ha sempre grande grinta e voglia di rivalsa: ha iniziato con zero clienti e origini umili, perse il padre da giovane e dovette lavorare per mantenersi gli studi.
Il dottor Gian Piero Girardo, fondatore dello storico Studio Girardo, mette le basi per consentire alle società che man mano nascono di diventare un punto di riferimento nell’innovazione dell’assistenza aziendale. Qual è stato il tuo ruolo in questa storia innovativa?
Innovare secondo me vuol dire fare qualcosa che non è mai stato prima, che non si pensava possibile, trovare soluzioni nuove e credo che la storia di mio padre sia una storia di innovazioni. Mio padre mi ha sempre invitato a trovare la soluzione migliore per il cliente, il focus è sempre stato il sincero interesse nei confronti del cliente. L’innovazione è stata trovare nuove soluzioni a problemi vecchi. Penso alla scelta della nostra attuale software house nell’81/ 82: mio padre andò a 500 km di distanza a cercarla, perché gli dava migliori soluzioni informatiche per seguire i clienti, fu distintivo della sua capacità di innovare. Mentre io e mia sorella abbiamo portato innanzi tutto il nostro modo di essere.
Ricordo un evento molto importante, quando nel 2007, non essendo ancora riuscito a trovare la mia dimensione, pensai di abbandonare lo studio. Io aspettavo che mio padre mi coinvolgesse nelle pratiche. Pensavo che l’approccio giusto fosse portare problemi, per dimostrargli che avevo capacità di analisi. Ma mio padre mi aveva formato per risolverli i problemi. Cambiai approccio verso lo studio e mi misi a lavorare.
Rispetto alla visione e al metodo di lavoro ereditato da tuo padre cosa hai condiviso e continui a condividere e cosa hai modificato o attualizzato?
Il primo seme della professione è nato a Caraglio dove abitavamo, ero molto piccolo, lì c’era un ragazzino che aveva tutto quello che si potesse immaginare… Un giorno mio padre mi disse: “Sai quel ragazzino? forse perderà tutto!”. Quell’esperienza ha segnato la mia vita professionale: mi appassionai di Diritto Fallimentare, volevo che nessun ragazzino perdesse tutto a causa di un fallimento. Con il tempo, mio padre mi fece capire che, per aiutare gli imprenditori a gestire un’azienda in fallimento, non dovevo diventare esperto in Diritto Fallimentare ma aiutare le imprese a diventare eccellenze. Condivido pienamente la visione di mio padre: essere con imprese e professionisti per creare valore insieme.
Recentemente ho seguito un’azienda in difficoltà: rapporto tra i soci logorato, molti debiti, due famiglie, soci al 50 per cento. L’unica strada possibile sembrava chiudere l’azienda, situazioni che capitano, in cui si sottovaluta il fallimento. Con mio padre, l’aiuto di consulenti bancari e di uno studio legale siamo riusciti a gestite la situazione Oggi questa azienda ha tutte le premesse per diventare leader di mercato.
A proposito di innovazione, quali sono gli obiettivi dell’attuale costituzione dello Studio Girardo e dell’alleanza delle diverse società che ne fanno parte?
Credo che una delle più grandi innovazioni nel nostro settore sia quella di non occuparci solo della parte fiscale: siamo commercialisti ma con una grande vocazione aziendalistica, non solo imposte e tasse ma partner quotidiano nella soluzione delle difficoltà. Per cui abbiamo costituito una società che si occupa di gestione del personale, per aiutare l’imprenditore a gestire una delle sue principali risorse. Abbiamo poi costituito organizzazioni che si occupano di assistenza fiscale e consulenza del lavoro per il no profit, sviluppato progetti come la ricerca di contributi a fondo perduto, affinché i clienti non perdano neanche un euro di quello che gli spetta in termini di contributi e di agevolazioni bancarie, e fondato o un nuovo servizio di assistenza bancaria per supportare le imprese nel reperire il credito.
Parlando di alleanza, quali sono gli obiettivi della costituzione del contratto di rete?
Il contratto di rete formalizza i rapporti tra le 7 società dello Studio Girardo, di cui fa parte anche Enti Form, il nostro Ente di formazione accreditato dalla Regione Piemonte, che si occupa di formazione, sia nelle organizzazioni no profit sia nelle aziende. La formazione è per noi un modo di indirizzare imprenditori e organizzazioni verso l’eccellenza. Siamo convinti che i miglioramenti passino attraverso la formazione. Ci occupiamo di argomenti tecnici ma anche di gestione della squadra e di leadership. Quindi, con il contratto di rete formalizziamo i rapporti all’interno dello Studio e diamo coordinamento ai vari progetti.
Ho letto nel tuo profilo che la tua funzione è aiutare l’imprenditore e il libero professionista ad affrontare nuove sfide, in modo particolare quelle legate al passaggio generazionale, c’è qualcosa di autobiografico in questa tua funzione…
Per me il passaggio generazionale è una sfida importante, in modo particolare per le piccole e medie imprese, perché l’ho vissuta in prima persona. Quando si confrontano due generazioni diverse possono nascere confronti accessi sul piano relazionale, poi sul piano tecnico si rischia di fare grossi danni. Lo Studio gestisce molte aziende familiari, quindi è importante trovare la soluzione giuridica migliore. Sugli aspetti relazionali della famiglia il passaggio generazionale è molto delicato, in passato era più scontato: ancora oggi c’è chi crede che, a prescindere dai talenti, il figlio sarà alla guida dell’azienda ma non è detto che all’interno della famiglia ci sia la volontà di portare avanti l’azienda. Occorre studiare per tempo il passaggio generazionale, è un percorso lungo e qui mi sento chiamato in causa.
Sed Consul si è sempre distinta per quanto riguarda i servizi di formazione e aggiornamento, è anche questa un’eredità dell’impostazione dello storico Studio Girardo? Come si è evoluto negli anni questo servizio?
Aggiornamento e formazione sono state eccellenze di SedConsul fin dagli inizi. Io e mia sorella l’abbiamo adattate ai giorni nostri ma mio padre già ne aveva fatto il suo cavallo di battaglia. Abbiamo seguito il suo metodo, quello di dedicare molto tempo alla formazione con professionisti specializzati nei vari argomenti, che già a quei tempi venivano in Studio a spiegare i segreti del mestiere, le pieghe di una nuova normativa. L’abbiamo poi strutturata in modo diverso, ad esempio dedicando un’ora alla settima alla formazione dei collaboratori. Tramite piattaforma si collegano gli studi di Cuneo e di Saluzzo. Lo scambio di informazioni e di esperienze è alla base del nostro progetto imprenditoriale.
Come studio di consulenti fiscali siete molto avanti nella comunicazione interna ed esterna. Quando avete iniziato a lavorare sulla vostra immagine?
Comunicare per la vecchia generazione era la paura di attirare le gelosie degli altri, quindi mio padre in questi anni si è impegnato a lavorare molto e meno a comunicare. Mia sorella ed io crediamo che, nell’era della comunicazione, sia importante lavorare ma anche comunicarlo, come dice il Vangelo “La lampada non va messa per illuminare sotto il tavolo ma sopra il tavolo.” Comunicare è una responsabilità che abbiamo anche nei confronti delle future generazioni, per testimoniare quello che stiamo facendo. Questa responsabilità era nelle corde di un caro amico, Alessandro Invernizzi, che ha portato Acqua Lurisia dal bordo del fallimento a competere con le multinazionali. Penso alla frase di Ghandi che Alessandro metteva in calce alle sue mail: “Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”.
Come ha affrontato è sta affrontando Sed Consul questo particolare momento storico segnato da due anni di Pandemia?
È stato un momento impegnativo, delicato e difficile, sembrava che il mondo si fermasse. Ricordo che mio padre mi disse: “Ho passato momenti più difficili, questa situazione si risolverà, dobbiamo chiederci come affrontarla, come possiamo essere di supporto ai clienti.” Dopo qualche giorno dall’inizio del lockdown abbiamo deciso di organizzare una serie di webinar, per affrontare le criticità del momento. Per le aziende la priorità era ottenere la liquidità necessaria per superare le difficoltà. Il primo webinar è stato “I rapporti con le banche” per affrontare le prime norme che uscirono sul decreto liquidità. Fu un grande successo, nel giro di una settimana parteciparono 70 imprenditori. Lo mettemmo sul nostro canale you tube, che attivammo in quel momento: ci furono un centinaio di visualizzazioni. Abbiamo fatto altri webinar. Ne ricordo uno in particolare, organizzato per aiutare le imprese ad avere idee innovative: la pandemia ha infatti accelerato un percorso di innovazione già in atto nelle aziende. Fu organizzato con Alessandro Mazzocca, un manager dell’alta finanza ma anche un imprenditore, che ha voluto dare opportunità di lavoro a persone che lo avevano perso: imprenditor falliti, esodati o tagliati. Oggi quell’azienda conta 50 persone.